Calcolare l’iva nel mercatino dell’usato

Dal punto di vista fiscale il Mercatino dell’Usato è un’attività imprenditoriale, nello specifico un’azienda di servizi. Infatti le persone portano al mercatino dell’usato i propri beni, chiedendo che venga prestato loro un servizio, cioè l’esposizione e la vendita di tale bene, in cambio del pagamento di una provvigione.

Dall’altro lato il negozio dell’usato, nel momento che incassa la vendita del bene, la custodisce fino al momento del rimborso operando in nome e per conto del mandante (il privato che ha portato il bene), quindi in conto-vendita appunto. Il mercatino dell’usato di fatto non acquista i beni quando il cliente privato li porta in negozio per metterli in vendita ma fiscalmente, tali acquisti scattano al momento della vendita dello stesso bene. Il fatto che questo genere di attività non produca normali e distinti acquisti e vendite come tutte le altre attività commerciali, non esonera il mercatino dell’usato dagli obblighi di legge in materia di credito e debito di IVA verso l’erario.

Facciamo chiarezza su come deve essere calcolata l’IVA di un movimento contabile del mercatino dell’usato, procedimento che può esserci utile per verificare i nostri documenti contabili e controllare il corretto modo di operare, fase molto importante ogni fine trimestre quando si avvicinano le scadenze delle fatidiche liquidazioni IVA.

Esempio:

Immaginiamo di aver venduto un articolo per 130,00 € con la provvigione del 50%. Questo significa che dalla vendita scaturiscono:

  • 65,00 € di rimborso a chi ha portato il bene (mandante) – fuori campo IVA;
  • 65,00 € di provvigione per il negozio – soggetta a IVA del 22%;

Secondo il regime del margine dunque dobbiamo scorporare l’IVA sull’importo della provvigione ovvero (65,00/1,22) ottenendo 53,28 € di importo provvigione netto. Dunque (65,00 – 53,28) = 11,72 € di IVA totale da versare all’erario.

A conti fatti dunque per ogni volta che noi rimborsiamo un nostro mandante (il cliente che ci mette in vendita i propri articoli) per 65,00 Euro, dobbiamo versare all’erario 11,72 Euro di IVA. Sta dunque qui alla capacità imprenditoriali del negoziante capire come mettere da parte questi soldi che dovremo pagare. Un’importante catena di negozi dell’usato, per esempio, aggiunge questo importo al prezzo di vendita finale che il cliente ultimo (l’acquirente che entra nel mercatino a fare compere) pagherà. Di modo da avere a fine trimestre questi importi giustamente accantonati, pronti per versare l’IVA trimestrale dovuta.

Abbiamo visto in questo articolo come funziona l’addebito e l’imputazione dell’IVA nei mercatini dell’usato ovvero di tutte le attività che applicano il Regime del Margine per i beni usati. Se questo articolo è stato interessante continua a seguirci, con i nostri futuri approfondimenti sul mondo dell’usato anche ai fini fiscali e burocratici.